13 novembre 2008

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12 novembre 2008

petizione online!

è online sul sito del Regio di Torino una petizione per la salvaguardia di tutti i teatri italiani. da firmare e diffondere il più possibile!
http://www.teatroregio.torino.it/it/petizione

A TORINO IL TEATRO REGIO APERTO PER PROTESTA

ecco il comunicato ufficiale della nuova iniziativa:

A TORINO IL TEATRO REGIO APERTO PER PROTESTA
Giovedì 13 Novembre dalle ore 10 alle ore 22.30

I lavoratori del Teatro Regio di Torino hanno deciso di aprire le porte del Teatro per accogliere la cittadinanza in una giornata di prove, una giornata in cui la protesta contro i tagli annunciati dal governo si trasformerà in un giorno straordinario in cui tutti potranno scoprire da vicino come si svolge il lavoro quotidiano al Regio, tra prove d’orchestra e prove del Coro, montaggio di allestimenti e visite guidate, prove di scena e audizioni musicali, attività per le scuole e preparazioni tecniche.
Culmine della manifestazione il concerto alle ore 21 diretto dal M° Gianandrea Noseda, che ha accettato di essere vicino ai lavoratori in questo delicatissimo momento, durante il quale verranno eseguiti alcuni brani di Giuseppe Verdi, imperituro simbolo di libertà e ingegno.
L’idea del “Teatro aperto per protesta” è nata dalle Rappresentanze Sindacali Unitarie del Regio di Torino (con l’appoggio delle Organizzazioni sindacali territoriali) e ha ottenuto immediatamente la piena disponibilità dei lavoratori nei confronti di una modalità totalmente nuova per coinvolgere e rendere partecipe tutta la città dei gravissimi rischi che sta correndo la cultura. La musica, in particolare, viene considerata dal governo un bene superfluo e non un ingrediente necessario alla qualità della vita dimenticando, per comodità, quanto l’opera sia elemento fondante della cultura italiana oltre che un valore produttivo di prestigio. Se l’italiano non è una lingua morta al di fuori dei confini nazionali è perché in tutti i teatri del mondo rimane la lingua imprescindibile e principale, se le istituzioni musicali italiane vengono acclamate nelle tournée all’estero è perché la nostra cifra artistica rimane un punto di riferimento riconosciuto da tutti, mentre chi dovrebbe difendere e diffondere il made in Italy sembra disprezzarlo, riducendolo a un capriccio per pochi.
Vi invitiamo Giovedì 13 novembre al Teatro Regio di Torino per incontrarci e parlarci direttamente, per condividere esperienze e opinioni, perché la morte dei teatri d’opera non vuol dire solo meno posti di lavoro in una città sempre più segnata dalle chiusure, ma vuol dire la cancellazione di un bene collettivo e che, quindi, è sia nostro che vostro.

La scaletta della giornata:

1. dalle ore 10 alle ore 13.30 Prove d’orchestra in sala Regia con il M.° Noseda
2. dalle ore 15 alle ore 18 Prove del Coro in sala Regia con il M.° Gabbiani e il M.° Noseda
3. dalle ore 19 alle ore 20.30 Gruppi da camera del Teatro Regio accoglieranno i visitatori facendo ascoltare alcuni brani musicali
4. ore 21 Concerto dell’Orchestra e del Coro del Teatro Regio diretto da Gianandrea Noseda

31 ottobre 2008

SI RICOMINCIAAAAA





da una mail di caterina:

30/11/08

che giornata!
cantare in mezzo a migliaia di persone, bambini accovacciati tra le file di violini, tutti che urlavano BRA-VI BRA-VI ad ogni fine brano, tirare fuori gli striscioni di tre anni fa e vedere i colleghi che allora ci guardavano con sospetto (eufemismo) addirittura arrampicarsi sul cornicione per attaccarli ed aggiustarli, e soprattutto sentirsi urlare GRAZIE GRAZIE GRAZIE dalla città, avere il maestro del coro Roberto Gabbiani che canta nei bassi e piu tardi in sala coro a momenti si commuove ricordando il '68...
sono state sensazioni indescrivibili, paragonabili solo al requiem del 25 novembre 2005 quando entrando in palcoscenico abbiamo visto un teatro affollatissimo alzarsi e dedicarci una standing ovation di un quarto d'ora... con tutta la fatica che avevamo fatto ad organizzarlo...
davvero una mattinata da lacrime agli occhi...

Grazie a chi a dato l'idea, a chi l'ha sviluppata, a chi ha partecipato, grazie a tutti

auguro a tutti coloro che non c'erano stamattina di riuscire ad organizzare e vivere una giornata simile nelle vostre città e di riuscire a viverne una tutti insieme..

SI RICOMINCIAAAAA
http://www.flickr.com/photos/56017673@N00/sets/72157608527680214/














07 ottobre 2008

quello che il ministro non sa

Il ministro Bondi dice che i lavoratori delle fondazioni lirico-sinfoniche godono di privilegi ingiustificati senza garantire un'adeguata produttività.
Io lo sapevo già di essere una lavoratrice privilegiata, non ci voleva mica il ministro Bondi per dirmelo. Sono privilegiata perchè amo il mio lavoro, perchè faccio un lavoro che mi diverte, che mi dà gioia, perché lavorare mi rende felice, perché ciò che produco è arte e ne sono fiera. Sono privilegiata perché col mio lavoro do gioia agli altri, al pubblico che viene a vedere gli spettacoli, alle persone che amano la cultura e le cose belle e che pagano il biglietto per poter assistere a un'opera o a un concerto. Pagano il biglietto perché sanno che ciò che vanno a vedere ha un valore.
Intendiamoci, non è che mi sono svegliata una mattina e ho pensato: ma sì, farò la cantante, che tanto che ci vuole, sono capaci tutti,ma questo il ministro non lo sa. Ho iniziato a studiare musica in quinta elementare, eh: mentre le mie compagne giocavano in cortile io stavo lì col violino a cercare di tirar fuori dei suoni decenti. Una libera scelta, per carità. Ho studiato musica da quando ero alle elementari e forse ho acquisito una certa specializzazione (anzi, mi dicono che addirittura mi si sono sviluppate delle aree del cervello che non si sviluppano in non-musicisti, tanto per dire quanto incida su una persona lo studio della musica). E' un privilegio che questa specializzazione venga pagata? Mi pagano per fare il mio lavoro, anche questo è un bel privilegio, in effetti. Su una cosa sono d'accordo: la produttività. Ce ne lamentiamo sempre anche noi: vogliamo fare più concerti, più opere, vogliamo divertirci di più. Purtroppo chi programma le stagioni negli ultimi anni non è stato in grado di farci produrre. Ma questo il ministro pare non saperlo. Lui crede che la colpa sia nostra.
Il ministro Bondi dice che lavoro 16 ore a settimana, che sono sempre a casa in riposo compensativo, che ho un secondo lavoro e che mi pagano fino a 17 mensilità. Queste cose sono io che non le sapevo. Ora vado subito dal capo del personale a chiedere dove sono finite le mensilità in più che non ho mai percepito, perchè si vede che qualcuno se le è intascate a mia insaputa. Quanto alle ore di lavoro, che non sono 16, il ministro non sa che chi sceglie di fare questa professione deve costantemente esercitarsi per mantenere e migliorare sempre il propio livello artistico, e che un cantante non mette mai via lo strumento, come ha detto qualcuno. Un musicista non "fa" il musicista: "è" un musicista.
Bondi dice anche che le fondazioni lirico sinfoniche spendono il 70% del loro budget in stipendi. Ora basta andare a vedere il bilancio del Teatro Regio di Torino per vedere che il costo della produzione ammonta a 49.258.658€ e il costo degli stipendi e dei salari a 16.087587€ e quindi capire che forse una delle cose che il ministo non sa fare sono i conti.
Il giornalista che lo intervista gli chiede se non pensa che 14 fondazioni lirico-sinfoniche siano troppe e lui risponde che la Scala e il Santa Cecilia hanno un ruolo e una visibilità particolari. O il giornalista ha tagliato metà della risposta o il ministro ha dei problemi a capire le domande che gli vengono poste. E sì che è un ministro e chissà quanto lo pagano! Comunque viene da pensare che la risposta fosse: sì, sono troppe, solo la Scala e il Santa Cecilia meritano di essere salvate, o qualcosa del genere. Allora vorrei chiedere al ministro: come mai i teatri sono sempre esauriti e molti spettatori si lamentano del fatto che trovare un biglietto sia un'impresa impossibile, se le fondazioni sono troppe rispetto alla richiesta di cultura che c'è in Italia? E se 14 fondazioni lirico-sinfoniche sono troppe, vogliamo parlare del numero dei ministeri che ci sono? Ma dico, è davvero necessario un ministro per la gioventù (Meloni)? E quello per la semplificazione normativa (Calderoli)? E un ministro apposta che si occupa dei rapporti col parlamento (Vito)? Ce n'è uno persino preposto all'attuazione del programma di governo (Rotondi)! Ma a questo punto il ministro mi potrebbe dire: che c'entrano i ministeri inutili con le fondazioni lirico-sinfoniche e io dovrei convenire con lui che, in effetti, non c'entrano niente, ma si parlava di sprechi e mi è venuto in mente. Allora per essere pertinente direi al ministro che lui forse non lo sa che l'opera è nata in Italia nel 1500, e che 14 fondazioni lirico-sinfoniche in Italia forse son persin poche.
Una cosa che il ministro evidentemente non sa è che le fondazioni lirico-sinfoniche sono una risorsa, una ricchezza. Sarebbe come chiedere a qualcuno che ha 14 Ferrari nel garage se non crede che siano troppe e se non sarebbe il caso di farne rottamare una decina. Mica in cambio di qualcosa, eh, solo così, per risparmiare spazio. Certo che se uno ha delle Ferrari e poi le usa come se fossero 500 ha anche ragione di lamentarsi che gli costano troppo. Solo che la colpa non è delle macchine, ma di chi non le sa pilotare.
C'è una cosa che invece il ministro sa bene ed è che se fai delle dichiarazioni ai giornali anche se sono false le pubblicano, e anche se sono false la gente ci crede e così chissenefrega di quei quattro sfigati di musicisti che andranno ad infoltire le fila dei disoccupati.
Per poter pensare alla cultura bisogna prima aver soddisfatto i bisogni primari, la musica mica si mangia. Ma per passare alla soddisfazione dei bisogni secondari bisognerebbe essere in un paese civile. E il ministro lo sa, che siamo in Italia.

floriatosca

28 settembre 2008

mala tempora

Tre anni fa di questi tempi stavamo facendo lo sciopero della fame perché il governo di centrodestra pensava che tagliando i fondi allo spettacolo si potessero risollevare le sorti della nazione. Ma mancavano pochi mesi alle elezioni e potevamo perlomeno sperare che cambiasse il governo e che la cultura tornasse ad avere un’importanza fondamentale per il nostro Paese, importanza che stava perdendo senza ombra di dubbio. Fortunatamente alle elezione vinse il centrosinistra che ridiede un po' di fondi allo spettacolo: almeno ci garantì la sopravvivenza. Oggi ci ritroviamo nella stessa situazione di tre anni fa, solo che è peggio: i tagli che hanno deciso di apportare ai fondi per lo spettacolo porteranno i teatri del nostro Paese alla chiusura. Come diceva il nostro sovrintendente sulla Stampa del 27 settembre tagli del 30% farebbero fallire qualsiasi azienda. E questa volta non c’è nulla che possiamo nemmeno sperare di fare. Un altro sciopero della fame? Altri incatenamenti davanti ai cancelli dei teatri? Altri requiem per la cultura con tanto di bara e funerale? Le elezioni non sono tra pochi mesi. Le elezioni saranno tra quattro anni. E quattro anni non si può resistere.

floriatosca

09 novembre 2006

Apocalypse now

Libera, semi-seria e semi-fantascientifica interpretazione del documento presentato dall'Anfols alle OO.SS.

PREMESSA SULLA REALTA' REGIO-TORINO
a) la regione ci dà molti soldi a patto che andiamo in giro per il piemonte a fare titoli d'opera
b) la superfondazione stabile-regio, di futura formazione, prevede ESPLICITAMENTE che uno degli scopi principali della sua costituzione sia farci andare in giro per il piemonte (cosa che lo stabile con la prosa fa ormai da molti anni)
c) con l'attuale CCNL, disegnato sulle esigenze di teatri stabili che fanno attività in sede e solo occasionalmente in tour, le rigidità sono eccessive per poter aumentare più di tanto i titoli da fare in giro in regione, e invece nella nostra palla di cristallo intravediamo che si vorrà arrivare ad almeno quattro titoli all'anno (è un'idea nostra, non sappiamo se pessimista o ottimista)
d) dulcis in fundo, ricordiamoci che un anno fa, ai tempi del camper, ci agitammo molto quando un uccellino ci disse che si intendeva risanare i bilanci facendo appunto i teatrini regionali. ebbene, hanno cominciato e non si fermeranno qui; e temiamo che Vergnano abbia contrabbandato quest'ideona anche a quelle fondazioni, e sono la maggioranza, che non avendo l'importanza storico-artistica delle istituzioni principali come Scala e Opera di Roma devono trovare un modo di sopravvivere. qual è la ricetta-vergnano? semplice: invece di puntare su spettacoli di qualità a costi ottimizzati, si fa il carrozzone e così si ciucciano risorse agli enti locali.


    1 . Adozione di nuovi moduli organizzativi tesi alla eliminazione delle esistenti
         rigidità contrattuali ed al perseguimento delle migliori condizioni di
         produttività, competitività e qualità dell'attività produttiva. Definizione dei
         criteri di articolazione dell'orario di lavoro ai sensi delÌa legge 66/20011;

la legge 66 (2003 e non 20011, a meno che non si tratti della legge sui diritti televisivi che con noi c'entra come i cavoli a merenda) deriva da una direttiva europea, e fra le altre cose obbliga il datore di lavoro (di qualunque tipo di lavoro) a prevedere 11 ore di riposo continuative ogni 24 ore. per noi artisti è difficile che sia un problema, allo stato attuale, mentre lo è già per l'orario dei tecnici quando ad esempio fanno spettacolo la sera e poi il turno del mattino, che per loro comincia molto presto; ma diventerà un problema anche per noi quando una grossa percentuale della nostra attività sarà in decentramento e si tornerà a casa all'una-le due di notte dalle nebbie della padania: perché ora si risolve mettendo a riposo gli artisti il giorno dopo la recita, ma alla lunga è dispendioso. per farci lavorare tutti i giorni pur rincasando tardi la notte dovranno fare un accordo che superi l'obbligo della legge 66.

    2 . individuazione di nuove forme occupazionali e rimeditazione di quelle esistenti
         al fine di assicurare l'ottimale utilizzazione del personale
, nel rispetto delle
         ineliminabili esigenze artistiche delle Fondazioni e della professionalità dei
         Iavoratori;

questa cosa qui è un po' spaventosa, e detta così può voler dire un po' tutto. nuove forme occupazionali, cioè cosa? nel senso delle nuove forme contrattuali? co.co.co? co.co.pro? coccodè? e rimeditazione di quelle esistenti, cioè nemmeno le situazioni esistenti sono garantite? non vogliamo pensarlo...

    3 . possibile revisione dei criteri organizzativi delle prestazioni lavorative ai flni di
         una corretta affermazione dei principi di flessibilità e fungibilità delle mansioni;

fungibilità è una parola orrenda. abbiamo dovuto cercarla sul dizionario. ci sembra voglia dire che le mansioni devono essere intercambiabili. flessibili e intercambiabili: quando non si canta si puliscono i cessi, forse.

     4 . riesame dei vigenti accordi in materia di verifiche professionali e di
          autorizzazioni allo svolgimento di attività di lavoro autonomo e professionale;

ovvero il regime del terrore: la nostra professionalità potrà essere messa alla prova ogniqualvolta negheremo un lavoretto di bocca al nostro responsabile, o romperemo i maroni come RSU, o cose così. la verifica libera porta alla ricattabilità. ciò non è male: è malissimo.

e inoltre: che significa "riesame degli accordi sulle autorizzazioni all'attività di lavoro autonomo"? che non ci vogliono più permettere di svolgere attività musicale fuori dal teatro? o che se vogliamo avere un'attività (e probabilmente vogliamo, dato che i musicisti vogliono far musica) dobbiamo ad esempio, buttandola lì a caso, rinunciare alla stabilità ed aderire ad una cooperativa, cioè o sempre dipendenti o sempre autonomi?

     5 . verifica degli accordi integrativi aziendali in essere ed individuazione delle
          materie e degli istituti oggetto di possibile trattativa nelle future pattuizioni
          aziendali;

e va be', lo sappiamo che vogliono rimettere mano agli integrativi. in peggio, è ovvio.

     6 . rivisitazione dell'istituto degli organici funzionali e del sistema delle ''alternanze";

alternanze? questa parola non appare nel contratto nazionale; invece gli organici funzionali sono quella cosa che ancora impedisce che i teatri si trasformino nel "progetto-parma", ovvero pochissimi assunti negli uffici e tutti gli organici ingaggiati a seconda della produzione.

     7 . agibilità del ricorso a forme di esternalizzazione produttiva nel rispetto delle
          vigenti norme di tutela  e nella confemata attenzione alla esigenza dell'ottimizzazione delle capacità produttive interne;

ecco, questo è un punto importantissimo e non dobbiamo fare l'errore di sottovalutarlo. l'esternalizzazione del lavoro era regolata in maniera estremamente rigida prima della legge biagi; poi è stata praticamente liberalizzata. ora, che significa esternalizzazione? significa, per fare un esempio, che noi abbiamo un reparto elettricisti-fonici, ma per montare la parte fonica di un nostro concerto, per esempio all'aperto, chiamiamo un service esterno, cioè una ditta o una cooperativa. o, altro esempio, abbiamo un coro e un'orchestra, ma per fare un titolo della stagione ne chiamiamo altri da fuori. per dirla tutta, "il Naso" di Sostakovic è un caso di esternalizzazione mascherata da scambio culturale. l'esternalizzazione secondo noi è il male. perché? ma perché oggi chiamiamo il teatro di san pietroburgo, che fa il suo lavoro per quindici giorni e poi torna a casa; ma domani chiamiamo il coro cooperativa Distocazzo e gli facciamo fare due cantate di Bach pagandolo una miseria e facendolo lavorare dieci ore al giorno sotto la neve (tanto sono precari e non hanno diritti), mentre il nostro coro è a chiusa pesio a fare Traviata al pianoforte a costo zero grazie al CCNL da noi precedentemente creato; dopodomani, avendo mantenuto il blocco delle assunzioni per sempre, rimpolpiamo il nostro coro ormai anziano e decimato dai pensionamenti facendo ricorso ad una cooperativa qualsivoglia, magari sempre la Stocazzo, magari la Staminchia, e per il Nabucco tutte e due insieme.


     8 . individuazione di possibili schemi operativi in tema di previdenza complementare
          nel contesto del nuovo quadro legislativo in materia;

tradotto in italiano: ci vogliono fottere il tfr.

     9 . riesame di una serie di istituti normativi contrattuali di cui Ia passata
           esperienza applicativa ha dimostrato la necessità di un'adeguata revisione
           (trattamento di malattia, infortuni sul lavoro, diritti di precedenza per i
           contratti a termine delle categorie artistiche, mutamento di mansioni, trasferte,
           strumenti speciali ed affini, etc....).

le prime due voci, quelle in grassetto, sono diritti importantissimi. che significa riesame degli infortuni sul lavoro? attenzione, noi tendiamo a dimenticarcene, ma il lavoro in palcoscenico è fra i più pericolosi (anche se ammettiamo che la miniera e l'altoforno sono peggio). sia noi che i tecnici dovremmo, per legge, andare sempre in scena (sempre, prove e recite) con l'elmetto quello giallo e le calzature antinfortunistiche. deroghiamo, certo, e il perché è ovvio; ma a nostro rischio. questo solo per fare un esempio. c'è gente che si fulmina, che si brucia, che si tronca un dito in falegnameria, che cade da un ponte, che viene schiacciata da una quinta; speriamo che il "riesame dell'istituto dell'infortunio" non vorrà dire qualcosa a sfavore dei lavoratori.... ma abbiamo come il sospetto che sì, chissà perché.

per finire: rivediamo naturalmente anche l'istituto delle trasferte, no??? altrimenti fare il carrozzone costa troppo. altro che 80 euro al giorno, ti diamo il pullman e un panino e devi anche dirci grazie.

07 novembre 2006

...ci toccherà tornare in camper?

Ecco il documento consegnato oggi dall’ANFOLS alle Organizzazioni Sindacali, che rivela gli argomenti sui quali i Sovrintendenti intendono giocarsi il rinnovo del prossimo CCNL.

(clicca per ingrandire)


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